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Brano tratto da La scelta

Autore: Giuseppe Dessì
Lettura: La scelta II parte, pp. 82-85, La Biblioteca dell’identità - L’Unione Sarda
Argomento: La biblioteca nascosta
Durata: 325
Dimensione del file: 10 MB

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Quante bucce aveva la vecchia contessina Fulgheri che lui chiamava nonna? Poteva ugualmente contenere in sé un numero indeterminato di contesse Fulgheri fatte di sottilissimi starti di tempo, fino a quella più piccola, infinitesimale che era il principio, l’essenza invisibile di tutte le altre, dell’ultima che parlava succhiando uno dopo l’altro gli spicchi dell’arancia.
Marco, affascinato dalla nuova immagine che si era fatto di lei, riusciva a vederla lontanissima, nel tempo dei suoi giovani anni.

Leggere, rileggere, studiare, pensare per tuo conto cose nuove, non credi che sarebbe più avventuroso, più divertente? Voglio farti vedere una cosa”, disse alzandosi e spostando i semi nel pugno chiuso. Lo chiamava col dito indice della mano destra, come un bambino. Si voltò e lo precedette, attraversando le stanze semibuie sino al salotto dove Angelo era morto, dove il vecchio aveva passato gli ultimi anni tra letto e poltrona. Nella stanza stagnava un odore di chiuso muffito e di polvere.

Non poteva soffrire quell’odore. Accennando col mento gli disse di accendere le candele. Erano lunghe e sottili candele di cera vergine a metà consumate, giallastre, con i lucignoli neri piegati a uncino. Lei lo guardava con i suoi occhietti grigi, opachi come due vecchi bottoni. Marco si guardò intorno: Nella stanza non c’era niente che già non conoscesse. Le stesse fotografie ingiallite alle pareti, il divano e le poltrone rosse, il pouf nello stesso stile delle poltrone con il damasco tutto sfilacciato, di cui si serviva il nonno quando stava seduto per appoggiarci la gamba paralizzata, la consolle con lo specchio.

Margherita, con un lento cenno del capo, si avvicinò al divano. Marco le stava accanto, si guardarono vicino negli occhi, naso contro naso. Senza bisogno di parole presero il divano per i braccioli e lo scostarono dal muro. Ora la stanza, col divano fuori posto e le candele, accese a quell’ora insolita, aveva un aspetto strano, inquietante. Lei si chinò, passo una mano sul muro quasi a cercare il punto giusto, un punto che solo lei vedeva. Sbatte tre colpetti con le nocche, attese col viso alzato e attento, come se dall’aldilà dovesse venire una risposta: vuoto. Aldilà c’era il vuoto. “Va a prendere la piccozza da muratore”, disse margherita a fior di labbra, in un soffio, come si parla nelle sedute spiritiche.

Marco corse via e in un attimo fu di ritorno. Volle provare lei, ma con le sue mani inesperte riusciva appena a scalfire l’intonaco. Marco le levò di mano la piccozza e picchio forte. Dopo pochi colpi il muro cedette: era appena uno strato di mattoni. Buio, un buco buio. Marco accese un fiammifero, guardò dentro: libri. Ma non si vedeva che libri fossero perché erano voltati col dorso dall’altra parte. Il ragazzo ne tiro fuori uno a forza e tutta una cascata precipitò tra i calcinacci.

Margherita, pallida, aveva un’espressione di incertezza sul viso cosi evidente che Marco si chiese se non si fosse pentita. E quasi certamente s’era pentita.“Devo rimetterli a posto” Fece cenno di no, infastidita. Marco fini di svuotare il nascondiglio. I libri erano consistenti, resistevano all’aria e al tatto. I primi che riconobbe furono i volumi color tabacco della Storia d’Italia del Guicciardini e intravide, senza nemmeno sapere di che si trattasse il Catéchisme positiviste e il Course de philosophie di A. Comte, il Discorso sul metodo di Cartesio, l’Ethica di Spinoza, la Monadologia e la Teodicea di Leibniz, il Piccolo compendio del capitale di Carlo Cafiero e un libretto sbertucciato, Manifesto del partito Comunista di Marx e Engels, col titolo stampato nitidamente in nero su la copertina rossa.

Sbrigati”gli disse la nonna con tono autoritario, quasi sgarbato. Era impaziente, non voleva che li trovassero lì. “Sono tuoi, devi portarli via prima che arrivino gli altri.”
 

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