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Sale e Tempo

Il tempo della Sardegna, e il tempo dei Sardi, sono un tema caro al Dessì. Il concetto di tempo ricorre spesso nelle sue pagine e la Sardegna appare immersa in una dimensione temporale diversa da quella del resto d’Italia.

Nell’isola, sopravive una lentezza e un senso del tempo che sa di “preistoria” e di ancestrale legame con la terra e con le origini. Alla lentezza si affianca il silenzio della natura e degli uomini. Un silenzio che è parola, una lentezza che non è pigrizia ma, riflessione e pensiero. Cosi, Proto, contadino di Parte d’Ispi parte ogni giorno all’alba e va a lavorare la terra di cui esso stesso è parte con le sue mani sugherigne e le sue unghie spaccate come quelle delle capre. Tutto diviene un sistema armonico di silenziosi scambi di tempo e di fatica. Così, il pane bianco mangiato da Proto, non è semplice pane ma è il prodotto della concorde fatica dell’uomo e della donna, impastato con farina, sale e tempo; il tempo della semina, del raccolto, della macina, della panificazione.

Il pane sfornato e tiepido, è paragonato ad una nascita da “Antro Materno”, è vita. E proprio perché e vita, il pane e prezioso e va avvolto in un candido tovagliolo di lino, tessuto e finemente ricamato da una lontana trisavola; ancora una volta “Il Tempo”, quello di chi ha preceduto e ha lasciato segno di sé.

Brano tratto da Sale e Tempo in Un pezzo di luna - (pp. 41-45, Edizioni della Torre) (Il concetto di tempo in Sardegna)
 

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